I benefici dell'atletica per bambini e ragazzi

Corsa, salti e lanci sono i movimenti che stanno alla base di ogni altro sport. Ecco cosa cambia, davvero, in un ragazzo che li allena due volte alla settimana.

L'atletica viene spesso chiamata "sport di base", ed è una definizione che rende poca giustizia. Non è uno sport minore da fare prima di quello vero: è la disciplina in cui si allenano i gesti fondamentali del movimento umano. Chi li impara bene da bambino se li porta dietro per tutta la vita, che poi finisca a giocare a pallavolo, a fare trail in montagna o semplicemente a non farsi male salendo le scale a cinquant'anni.

I benefici si dividono in due gruppi: quelli che si vedono sul corpo e quelli che si vedono sul carattere.

I benefici fisici

Resistenza cardiorespiratoria

La corsa è un'attività aerobica, e stimola cuore e polmoni in modo diretto. Un bambino che corre regolarmente sviluppa una maggiore capacità polmonare e un cuore più efficiente: si stanca meno, recupera prima e regge meglio anche le giornate lunghe di scuola.

Schema motorio e abilità di base

Correre, saltare e lanciare allenano il controllo del corpo, l'equilibrio e la coordinazione in modo completo. Sono i famosi schemi motori di base: la finestra migliore per costruirli va grossomodo dai 6 ai 12 anni, e quello che non si costruisce in quel periodo poi si recupera con molta più fatica.

È il motivo per cui, nei nostri corsi delle elementari, si gioca molto e si cronometra poco.

Forza e flessibilità

Gli esercizi a corpo libero, i multibalzi e il lavoro di mobilità che accompagnano ogni allenamento fanno crescere muscoli forti ed elastici. È una combinazione che protegge le articolazioni e riduce il rischio di infortuni, dentro e fuori dalla pista.

Postura

Il lavoro tecnico sulla corsa passa inevitabilmente dalla posizione del busto, dalle spalle e dal bacino. Per un ragazzo che passa sei ore al giorno seduto in classe, è tempo speso bene.

I benefici psicologici e sociali

Concentrazione e disciplina

Un esercizio tecnico va ripetuto anche quando non viene. Serve attenzione, serve ascoltare l'allenatore, serve accettare che il risultato arrivi dopo qualche settimana e non subito. Sono capacità che si allenano come si allena un muscolo, e che poi si vedono anche sui compiti.

Autostima

L'atletica ha un pregio raro: è misurabile. Un centimetro in più nel salto, mezzo secondo in meno sui 60 metri. Il ragazzo vede nero su bianco di essere migliorato, e quel riscontro vale più di qualunque incoraggiamento a parole.

Ed è un confronto che ciascuno fa con sé stesso, non con il compagno più bravo.

Socializzazione e spirito di squadra

Che l'atletica sia uno sport individuale è vero solo sulla carta. Ci si allena in gruppo, si aspetta il proprio turno, si tiene il ritmo di chi ti sta davanti, si tifa per il compagno che sta correndo. Nascono amicizie che tengono per anni, spesso tra ragazzi che frequentano scuole diverse.

Gestione dello stress

Un'ora di attività fisica produce endorfine, riduce la tensione accumulata e aiuta a dormire meglio. In un'età in cui la pressione scolastica e sociale cresce, avere due pomeriggi alla settimana in cui si scarica tutto correndo è una valvola di sfogo concreta.

Cosa cambia a ogni età

Parlare di "benefici per bambini e ragazzi" in blocco serve fino a un certo punto: un bambino di sette anni e un ragazzo di sedici non prendono dall'atletica le stesse cose. Ecco cosa succede davvero in ciascuna fascia.

Dai 6 ai 10 anni: si costruisce il vocabolario motorio

È la fase in cui il sistema nervoso impara più in fretta. Correre cambiando direzione, saltare e ricadere in equilibrio, lanciare con il braccio giusto, rotolare, arrampicarsi: sono parole di un vocabolario che a questa età si scrive facilmente e più avanti costa molta più fatica. Il beneficio non è "diventare veloce", è arrivare alle medie con un corpo che sa fare tante cose diverse.

Per questo nei corsi delle classi elementari si gioca molto e si cronometra poco.

Dagli 11 ai 13 anni: il corpo cambia e la tecnica entra sul serio

Arriva lo scatto di crescita, e per qualche mese anche i ragazzi più coordinati sembrano tornare indietro: braccia e gambe si allungano più in fretta di quanto il cervello riesca a ricalibrare. È normale, e passa. È anche l'età in cui il gesto tecnico comincia a essere insegnato per davvero, e in cui il ragazzo scopre di essere portato per qualcosa: la velocità, i salti, il mezzofondo, i lanci.

Il beneficio qui è doppio, fisico e di identità: nei corsi per le classi medie si allena tutto senza chiudere nessuna porta troppo presto, proprio perché a tredici anni scegliere è prematuro.

Dai 14 ai 18 anni: l'età in cui si molla, o non si molla

È la fascia in cui più ragazzi abbandonano lo sport, schiacciati tra la scuola che si fa seria e il tempo che sembra non bastare mai. Chi resta, però, raccoglie: il corpo ha smesso di cambiare a strappi, i carichi si possono programmare e i miglioramenti diventano evidenti.

Il beneficio più grande delle superiori non è tecnico: è che a quell'età allenarsi diventa una scelta propria, non più un pomeriggio deciso dai genitori.

Perché serve anche a chi farà un altro sport

Molti genitori ce lo chiedono in questi termini: mio figlio gioca a calcio, l'atletica gli toglie tempo o gliene dà? La risposta sta in quali gesti si allenano.

Un ragazzo che fa atletica lavora sull'accelerazione nei primi cinque metri, che è quella che decide un contrasto o un contropiede. Impara ad atterrare dopo un salto scaricando il peso sulle gambe invece che sulle ginocchia, e nella pallavolo o nel basket è la differenza tra un anno tranquillo e un infortunio. Lavora sul cambio di direzione e sulla gestione del ritmo, cioè sul capire quanto si può spingere e per quanto tempo.

Nessuna di queste cose è esclusiva dell'atletica, ma l'atletica è l'unico posto in cui vengono allenate da sole, isolate dal gioco. Ed è compatibile: due allenamenti a settimana lasciano spazio a un'altra attività senza sovraccaricare nessuno.

Quello che l'atletica non fa

Vale la pena dirlo, perché nessuno lo scrive mai e finisce che ci si aspettano cose sbagliate.

  • Non produce risultati in tre mesi. A questa età i miglioramenti si leggono sull'arco di stagioni, non di settimane. Chi cerca il cronometro subito rimane deluso, e spesso smette.
  • Non è uno sport di squadra. Il gruppo c'è, e conta parecchio, ma la partita del sabato con i compagni e il pubblico è un'altra cosa: chi cerca quella troverà qui qualcosa di diverso.
  • Non trattiene nessuno per forza. Se un ragazzo si annoia si vede subito, e insistere non serve a niente. Meglio due prove fatte con calma che un'iscrizione decisa da un genitore.
  • Non basta da sola. Le indicazioni internazionali parlano di circa un'ora di movimento al giorno per bambini e ragazzi: due allenamenti a settimana sono una base solida, non l'intero fabbisogno. Andare a scuola a piedi conta quanto un allenamento.
Il beneficio più grande non si misura: è arrivare a diciotto anni con l'abitudine di muoversi, invece che con il ricordo di uno sport smesso a tredici.

Per concludere

L'atletica per bambini e ragazzi migliora la salute e lo sviluppo motorio, ma soprattutto costruisce concentrazione, autostima e capacità di stare in gruppo. È un'occasione per crescere, imparare e divertirsi allo stesso tempo, e getta le basi per uno stile di vita attivo che resta anche da adulti.

Se vuoi vedere come funziona da vicino, le prime due lezioni di prova sono gratuite. Non serve nessuna esperienza precedente.